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Categoria: agricoltura

Aumenta il prezzo del pane

Per i contadini che vedevano il prezzo del grano fermo alle stesse cifre da 50 anni il raddoppio del prezzo (da €18 a €36/quintale) è una bella cosa, per i consumenti un po’ meno. Ma se fai un conto veloce: per fare un chilo di pane basta meno di un chilo di grano.. Quindi la parte del prezzo che va ai coltivatori è qualcosa come 25 centesimi per un chilo di pane. L’aumento pare certo:

Record per i prezzi del frumento che sono saliti su tutti i mercati globali, portando col grande rialzo anche la minaccia di un aumento nei prezzi del pane.Causa primaria di questo rialzo è stato il brutto tempo nelle aree chiave di produzione del grano, come il Canada e alcune parti dell’Europa. La riduzione dei raccolti ha di conseguenza limitato le provviste facendo salire la paura si un ammanco per le scorte future e dunque un aumento improvviso della domanda in particolare nelle economie emergenti come l’India. [… ]
Secondo le previsioni ufficiali degli Stati Uniti le riserve di frumento globali scivoleranno ai loro minimi livelli dagli ultimi 26 anni.

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Senza lavoro

…rimane il contadino. B. ha definitamente abbandonato la coltura del tabacco, era rimasto l’ultimo qui. E a pensare come questa zona era ricca di questa coltura, ogni duecento metri c’è una tabbaccaia e vent’anni fa c’erano 4 o 5 contadini che lo coltivavano. I tempi cambiano e noi con loro per forza a volta; al sottoscritto piacevano molto quei due mesi tra campo e forno.

Ma il peggio sono le olive.
mosca dell’olivo

Woody Allen:

“Qui il mangiare fa veramente schifo!”
“Vero, e ti danno pure porzioni così piccoli…”

Contadino: “le olive quest’anno non ci sono; e sono anche tutte bacate.”

Ormai è certo: Un mese fa deve essere stato un volo tremendo della mosca. Per le trappole è ormai tardi e non valeva la spesa comunque, con poca carica dappertutto. Non si sa neanche se si colgono, a questo punto. Mai visto un attacco così presto, se va avanti normalmente dovrebbero essere rovinati tutti metà  ottobre.

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Vogliamo miracoli subito invece

Nel paese delle polemiche l’Espresso deve titolare:

Bio non fa miracoli

I prodotti biologici sono pieni di grassi e additivi, zuccheri e sali. Spesso sono meno salutari di quelli industriali. Ecco le prove

Con diritto uguale il contadino potrebbe titolare:

Gli settimanali non fanno miracoli

I prodotti editoriali sono piene di luoghi comuni, distorsioni della realtà  e polemiche inutili e dannose. Spesso sono meno corretti…

Non esistono “i prodotti biologici”; esistono prodotti che corrispondono a) ad una normativa e b) alla richieste del mercato e (forse) c) che sono nati da ideali.

L’articolo poi non è così male, dicendo che comprare bio fa bene senz’altro all’ambiente ma non è detto (e provato scientificamente) che è anche più salutare. MA al contadino facevano sempre ridere un po’ quelli che girano e rigirano delle molecule, gli oli insaturi e i radicali liberi per poter esprimere un giudizio sulla qualità  di un alimento, quantificando delle sostanza isolate.

La qualità  non si può misurare bene scientificamente; e un insieme di fattori e forze che sono di più della somma di ingredienti.

Se ne parla anche su blogeko, ecoblog e Greenplanet.

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A proposito di incendi

Con quella pioggerella qua fuori non è certo facile di immaginarsi gli incendi. Ma due cose il contadino lo vorrebbe dire lo stesso, visto che si fa un gran parlare di misure, di più soldi per la prevenzione; ha sentito pure parlare di un miliardo da inserire nella finanziaria prossima.

E’ successo una sera di agosto, più di dieci anni fa. Lui era a pulire l’erba secca sotto gli ulivi e a un certo punto vide una colonna di fumo. “Sarà  mica il fiorentino a bruciare erba tagliata sulla strada davanti casa sua? Se sì è malato di mente sodo” , si diceva. Da dov’era vedeva male e aveva solo le forbici e una falce con sà©. Corse a casa, e dalla stalla vedeva bene invece: era il ciglione in fiamme, alte quasi come i cipressi accanto.  Prese il motocoltivatore, buttò sopra una zappa, la roncola e una pala e partiva a tutta palla (non avevano pure il telefono in casa a questi tempi ttranquilli e felici). Per farla breve: e riuscito a spegnere le fiamme che, spinte da un marino leggero verso una pineta, mangiavano l’erba secca sul ciglione sotto la casa. Sopra c’erano quattro fila d’uva fresate: poteva buttare terra sul fuoco che avanzava e in  cinque minuti era spento tutto.

Siccome questa casa si vedeva bene dal paese e pure dallo stradone pensava di incontrare i pompieri che sicuramente erano stati avvisati da qualcuno. Invece niente. Nessuno ha visto il fuoco e il fumo, alle otto di sera di quell’agosto.

Morale uno: Una campagna pulita brucia male mentre campi abbandonati (“in riposo”…), stoppie non lavorati, uliveti lasciati sodo (o solo con l’erba trinciato tra le piante) non sono certo una barriera per le fiamme.

Morale due: Una campagna abitata e vissuta brucia male anche quella; gente che sta in ville dietro siepi non vedono bene.

Detto questo il problema è lo stesso come in caso contrario, quello delle frane e allagamenti: l’abbandono delle terre. E visto che non è facile di porre rimedio l’unica cosa forse sarebbe di usare le tecnologie satellitare un po’ meno per scopi militari e un po’ di più per individuare in automatico gli incendi appena nati e di avere mezzi e forze d’intervento rapidi e ben distribuiti sul territorio. Magari inserendo (e pagando) gli agricoltori per tenersi pronti.

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Il ritorno della metcalfa

metcalfa

Ieri il contadino ha rivista dopo tant’anni la metcalfa, quando puliva una macchia di rovi con il decespugliatore. Infatti sembrava già  due mesi fa che forse quest’anno potrebbe rinascere un pochino.

Tant’anni fa di una domenica arrivò Ciro e diceva:

“Da me è tutto bianco, tutto tutto: le acacie, i rovi, la vigna, tutto!”

Ciro abita 10 chilometri da qui.

S’andava a vedere s’era bianca anche qui, ma non lo era. Ma l’anno prossimo (qui la mappa della invasione). Picchiavi su un cespuglio e si alzava una nuvola di questi cosi, ti s’infilavano negli orecchi e ti volavano intorno la testa. Tutta la vegetazione era coperta da una strato appiccicoso di melata, e dopo qualche settimana diventava anche nera dalla fumaggine. Gli unici che godevano erano le api e c’era chi diceva che erano proprio gli apicoltori a introdurla. Si diceva anche che al università  di Siena studiavano un antagonista da introdurre mentre nei agriturimsmi davano insetticida alle siepi accanto alle piscine e consigliavano pure di trattare anche i margini dei boschi. E dicevano che potrebbe togliere fino 1° al vino. Ma questo era vera nulla.

Fatto sta che durava quattro o cinue anni poi sparì. Si vedevano nascere ma gli adulti alla fine non c’erano. Se era il risultato dell’azione scientifica o se la natura ha regolata la sovrappopolazione da sà© chi lo sa (come quando hai un raffreddore e prendi la medicina: sai mica se saresti guarito anche senza, manca la controprova).

Ora vedremo, per le api una discreta presenza non sarebbe male: la loro stagione produttiva è ormai ridotta a due mesi.

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La battaglia persa

Il forocontadino lancia due iniziative popolari, una per l’introduzione della sovranità  alimentare e l’altra per introdurre un referendum contro gli OGM.

Con la Legge per la Sovranità  Alimentare i contadini e i loro alleati indicano alle istituzioni la strada per uscire dalla pesantissima crisi che sta investendo le campagne italiane. Nella legge si propone alle istituzioni di assumere i principi della sovranità  alimentare come una delle chiavi possibili con cui affrontare il rilancio dell’agricoltura italiana, mettendo al centro gli interessi di chi lavora la terra e di chi consuma il cibo. La Legge per la Sovranità  Alimentare , oltre che indicare principi, punta a realizzare spazi di partecipazione democratica con le Consulte per la Sovranità  Alimentare e strumenti operativi nuovi come quelli contro il dumping, per promuovere il ciclo corto o l’Agenzia per la gestione dei beni comuni e le risorse naturali in agricoltura.

Purtroppo il contadino non crede che possa servire ad alcunchà©. E’ una bellissima idea, la sovranità  alimentare, ma con l’attuale sistema economico di concorrenza e mercato in vigore significherebbe solo che i prezzi dei prodotti triplicano per forza per il consumente.

Un esempio per tutte: Circa dieci anni fa G.B. cominciò di importare dei manzi vivi dalla Francia, gli teneva una decina di giorni nella stalla e poi li mandò al macello. Fu l’inizio della fine di quasi tutti gli allevatori piccoli qui d’intorno. Ora vedi stalle costruite per 40 o 60 capi vuote, magari con due vitellini per autoconsumo in fondo. Se hai un vitello da vendere devi pregare in ginocchio che te lo pigliano, e ti danno meno che l’hai pagato un anno fa. E pure l’hai anche governato tutti giorni.

E non c’è legge che rimedia, quel treno s’è perso tanto tempo fa.

PS: Link aggiornati.

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Con i coldiretti

Hanno mandato una lettera e ieril’latro l’hanno pure chiamato per venire a Bologna, il contadino. E hanno ragione. Solo che lui tra tutte le mille cose dove non si sente nei panni suoi c’è anche la veste di manifestatore di piazza che scandisce slogan. Ma hanno tutte le ragioni di protestare, e anche i consumenti. Pare logico che quando si acquista un prodotto agroalimentare italiano che dentro ci sono anche ingredienti italiani, se si tratta di olio o di polpa di pomodoro. Invece no, nonostante la legge. Il mininstro si “scorda” ancora di emanare i decreti che lo rendono operativo.

Importiamo – ricorda il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – miliardi di litri di latte straniero che serve a fare formaggi venduti come made in Italy, mentre le importazioni di conserve di pomodoro dalla Cina nel primo trimestre di quest’anno sono aumentate del 150 per cento: e’ tutto prodotto che puo’ essere spacciato per italiano. Tutto cio’ – prosegue il rappresentante della Coldiretti – senza nessuna informazione per i consumatori perche’ il ministro De Castro non ha difeso adeguatamente a Bruxelles l’obbligo di indicare nell’etichetta dei prodotti trasformati l’origine del prodotto agricolo, sancito in Italia da una legge popolare con un milione e mezzo di firme. A questo si aggiunga l’importazione di prosciutti semilavorati che possono diventare falsi made in Italy, la possibilita’ di utilizzare segatura per invecchiare artificialmente il vino, il tentativo di aprire a coltivazioni Ogm prodotti tipici mediterranei, la mancata applicazione dei provvedimenti che permettono di produrre energia pulita dai campi, e tutta una serie di ritardi nell’attuazione di praticamente tutte le misure previste nella legge Finanziaria per il settore agricolo…

Mentre a Bruxelles sono dell’opinione che scrivere l’origine delle materie prime dei prodotti sia anticoncorrenziale. Sì. Te e i tuoi pensieri non contano, è il mercato e l’economia che conta.

(A propositi della segatura nel vino: Il contadino pensa che buttarci gli struccioli è forse meglio di tutte le altre tremila sostanze chimiche ammesse.)

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Un discorso da fieno

Si diceva che l’agricoltura è finito, ma il contadino purtroppo gioca sempre a fare il contadino anche se con fatica sempre più crescente, circondato da un lato dalle piscine e dall’altro da terra incolta o in mano ai contoterzisti. L’ultima tappa necessario per continuare a giocare era che si doveva comprare una pressa. Non è che costino tanto perchà© nessuno gli usa più e gli animali sono allo zoo. Ma.

fieno.jpg

Per i non adetti al lavoro: Prima prima si tagliava l’erba medica, dopo due giorni si facevano le forcate, si rigiravano e quando era secco si mettevano sul carro e si portava nel fienile, bastavano i la frullana e i forconi. Poi arrivavano le falciatrici, il ranghinatore e la pressa, appunto. Molto meno gente a lavorare, meno fatica e un fieno un po’ meno profumato e più tritato. Questo processo per ora è fermo alla fase della pressa a rotoballe che pesano 4 quintali ogniuna quindi ti ci vuole anche la stalla che puoi entrare con trattore per portare il fieno alle bestie.

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Quando lui cominciava a giocare a contadino una parte del fieno lo faceva a forcate e fienile e faceva pure anche il pagliaio perchà© non c’era posto per tutto il fieno sotto tetto e nei campi dove poteva arrivare un trattore con la pressa si facevano le presse e c’erano quattro o cinque contadini che potevi chiamare e ti venivano a farle, queste presse. Per non parlare di poter offrire ai ospiti di dormire nel fienile, che è una cosa meravigliosa.

pressa.jpg
Per farlo breve, quest’anno non si trova finalmente più nessuno che viene a pressare il fieno, quindi il contadino per poter fare le sue tre o quattrocento presse ha dovuto comprarsene una per sà©. Una macchina sofisticatissima (pensate solo al fatto che fa un nodo nei due fili che legano le presse) che lavora otto ore l’anno.

Otto.

Per caso: Otto è anche il numero dei buchi/anni che fa un trapano in media (ce l’ahi, un trapano, vero?) Per dire, qui c’è qualcosa di organizzato veramente male. Comunque, ieri è andato bene e il secondo taglio del fieno è venuto bene, la pressa non ha fatto le bizze che diventa pure difficile di trovare ricambi e al contadino s’è levato un pensiero grosso. Per qualche annetto può continuare a fare il fieno con macchine che hanno la sua età .

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La fine dell’agricoltura

La notizia buona è che quest’aironi guardabuoi arrivati da recente qui guardana anche i trattori quando falciano il fieno o coltrano: c’è sempre da beccare qualcosa.

Quella brutta è che l’agricoltura italiana è finita e nessuno ci fa caso. Parlando ieri con L. (che falciava il fieno sulla foto e mica con una BCS) è venuto fuori lo stesso discorso. Il fieno non lo vuole più nessuno, c’era uno con 1500 bufali a Salerno che diceva di mandare il camion: mai visto, ‘sto camion, sicchà© lo disfarà  i prati e farà  forse grano, almeno si batte e si vende per il prezzo che c’è e via. Mettere gli animali da ingrasso non gli vendi ugualmente, i commercianti ti danno così poco che non fai neanche pari con le spese e i privati preferiscono di comprare poco alla volta nei supermercati. Nelle stalle grandi per 60 capi o più vedi giusto giusto due vitelli in fondo infondo che finiranno nel congelatore del (ex-)allevatore e dei suoi familiari. Senza animali butti via tutto l’erba dei prati e dei pascoli e la terra dei campi non vede mai più dell’letame. Puoi andare da qui a Firenze senza incontrare una sola mucca.

Sì, il vino Doc pare che va la Toscana è piena di vigne moderene, ma questo assomiglia più a una produzione industriale che a una cultura della terra.

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We are only in it for the money

Il contadino apprende che starebbe per aprire il bando per accedere ai contributi per il biologico (piano sviluppo rurale Toscana: allevamenti dianimali in via d’estinzione e agricoltura biologica) per chi ancora non è inserito nel fiume della manna.

Due le novità : meno quadrini e l’obbligo di analisi del terreno, l’ultima fa parte del concetto ormai consolidato di ammazzamiamo i piccoli. Quindi è il momento giusto per lanciarsi nell’impresa di aprire – no, non una azienda bio, un laboratorio chimico.

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