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Categoria: agricoltura

Il petrolio sul piatto

Ormai si dovrebbe sapere che l’agricoltura industriale è affamatissima di petrolio, sopratutto per estrarre il concime chimico dall’aria (ci vuole 450°C e una pressione di 300 bar per spaccare il N3 che forma l’80% dell’aria) e per la meccanizzazione:

Se consideriamo anche il costo energetico dell’intera filiera alimentare (altre 20000 kcal), scopriamo che per la nostra alimentazione quotidiana spendiamo circa un terzo del petrolio totale.

Beh, un sistema come questo si regola da sà©, nel senso che il rincaro del petrolio si trasforma direttamente in un rincaro del cibo convenzionale – prodotti elaborati e fuori stagione che arrivano da lontano saranno i primi a sparire. Addio fragole spagnole d’inverno.

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OGM costosi

Greenpeace ha fatto stimare il danno della contaminazione del riso americano con una varietà  OGM non ammessa: $ 1,2 miliardi.

Il riso americano è ancora bandito qui in Europa mentre la Bayer sembra davvero di aver accusato Dio in persona per l’accaduto: Un riso che cinque anni dopo la sperimentazione finiva nella filiera, inquinando il 63%. Fallito il tentativo del governo americano di approvarlo d’urgenza per limitare il danno. Ma il monito di Greenpeace è diretto all’India, paese nel mirino degli giganti delle biotecnologie: Che non ripetino questa storia suidicida, con i campi di sperimentazione OGM in giro un po’ ovunque.

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Brava Arsia

Il contadino sta scrivendo una paginetta con le principali malattie dell’olivo. Online vuole segnalare il sito della regione Toscana (ancora in sperimentazione) per la navigazione e per i contenuti. Per dire: ci sono pure i video su Youtube e ajax (Ajax? Sì, clicca sulla fotina incima a sinistra “ultima volta”, perchà© anche qui ajax che siamo moderni).

Bello perchà© non sempre la pubblica amministrazione riesce a fare siti che funzionano

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Olio amaro

Bel articolo sull’obbligho (forse finto) di indicare la provenienza delle olive (il contadino ne ha parlato qui)

Come fa una norma a entrare realmente in vigore se neanche il Ministro che l’ha firmata ci crede davvero?

[via il cuore è una frattaglia – un saluto!]

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Cercasi foto

pastore
Se in fondo di un cassetto hai delle foto simile a questo fatti vivo qua:

Ho bisogno del vostro aiuto. Mi sto occupando di un capitolo relativo all’allevamento (qualsiasi tipo, dagli animali da cortile ai bachi da seta, dalle vacche ai cavalli da tiro, dall’alpeggio all’allevamento delle api…) in un’enciclopedia sul mondo contadino piemontese che uscirà  nel 2008 per conto dell’editore Bonechi. Il periodo di riferimento è il passato, dal 1950-60… indietro.

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Italia – Europa

La norma che prevede l’indicazione della provenienza delle olive in etichetta delle bottiglie d’olio l’Italia potrebbe andare incontro ad una procedura d’infrazione comunitaria:

…è anche un coraggioso intervento nei confronti della Commissione Ue, che ha dichiarato inammissibile la norma sull’etichettatura d’origine dell’olio d’oliva, rifiutandone l’interpretazione come norma tecnica e quindi respingendo una normativa nazionale su una materia regolata dall’Unione.

Norme così sì sono anche anticoncorrenziale, ovviamente…

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Quando non c’è non c’è

Oggi i vicini erano al frantoio con mezze olive loro e mezze del contadino. Resa 11% e questo è l’ultimo post sulle olive di quest’annata, promesso.

PS: Sempre in termini di resa: La parola più brutta sentita oggi (e molto significativa per il pensiero odierno) era rendimento scolastico. Vuoi che il tuo figlio rende di più?

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Il mondo cambia

Lo si capisce quando il treno in Svizzera è in ritardo di 50 minuti e dopo in Germania s’imbatte nello sciopero selvaggio.

Lo si capisce quando i pomi davanti casa “maturano” ora (di solito sono duri e arancioni di dicembre, ora sono arancio e si disfanno da sà©).

E si capisce sopratutto quando cogli le mignole il 17 di ottobre (una volta gli coglievano di febbraio). La vicina ha comprato l’intero raccolto olive 2007; il contadino di principio non voleva neanche coglierle. 120 kg.

Ma dicono che il mondo avrebbe cambiato da quando esiste, quindi non ci sarebbe da preoccuparsi più di tanto. Se piove nei prossimi due mesi.

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Finalmente…

si può saperlo, dove sono cresciuti le olive :

“Di fatto, oltre la metà  dell’olio “italiano” venduto sul territorio nazionale – spiega la Coldiretti – è spremuto da olive di cui non si conosce la provenienza che, grazie al provvedimento, dovrà  invece essere indicata in etichetta per fare finalmente chiarezza e consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli.
Il decreto – riferisce la Coldiretti – prevede che sulle confezioni di olio d’oliva vergine ed extravergine siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l’olio. Se le olive sono state prodotte in più paesi, questi andranno tutti indicati. Per i trasgressori – conclude la Coldiretti – sono previste multe fino a 9.500 euro”.

[PS: Oggi è il blog action day: tutti scrivono qualcosa sul ambiente. Visto che il contadino lo fa spesso oggi si limita di proporti di chiudere il rubinetto mentre spazzoli i tuoi denti.]

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Niente olio

olive raccolta 2007

Ormai il contadino si è deciso di non raccogliere le poche olive quest’anno. E’ la prima volta in vent’anni che non si fa l’olio qui, – una situazione alquanto strano per uno che dell’olivicoltura si è fatto una ragion d’essere. Meno male che dell’anno scorso sono rimaste ancora un quintale e mezzo. Ora con tutto questo parlare di slow food, Igt, prodotti genuini locali e così via il contadino vorrebbe sapere se in Toscana qualcuno ha un raccolto quest’anno. Qui intorno (Montaione -San Miniato) conosce solo due oliveti (giovani) dove qualcosina c’è (a forza di Rogor) mentre uno diceva che a Buti le olive ci sono.

Notizie da altri posti? E se l’olio toscano famoso non c’è quest’anno: ne parleranno i media?

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Sostegno ideale

Non si realizzerà  mai, ma il contadino sostiene la moratoria:

Secondo Ziegler, questo tipo di combustibile deve essere prodotto a partire da piante non alimentari, rifiuti agricoli e avanzi vegetali, invece che da colture alimentari. Ciò permetterebbe di evitare aumenti massicci del prezzo dei cereali, che aggravano la fame nel mondo, ha ribadito il relatore.

Egli ha sottolineato che per fare il pieno di 50 litri di biocarburante in un’automobile sono necessari circa 200 chili di mais, una quantità  che permette di sfamare una persona per un anno intero.

Oltre a Brasile e Stati Uniti – principali paesi produttori – Ziegler ha criticato l’Unione europea che ha fissato al 5,75% la quota di agrocarburanti nell’energia utilizzata per i trasporti fino al 2010 (10% fino al 2020).

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