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Categoria: agricoltura

Le pecore e la biometria

Ci sta che 5 dei 14 milioni pecore inglesi si tengono la loro lana adosso quest’estate:

Con l’inasprirsi delle regole per l’immigrazione, infatti, i 500 tosatori specializzati, provenienti dall’Australia e dalla Nuova Zelanda, e che annualmente “alleggeriscono” gli animali, non potranno in queste settimane recarsi in Gran Bretagna.

Ma l’articolo non spiega per bene l’inasprirsi, il contadino multicanalinformato vi illumina: il fatto che gli inglesi sono sempre all’avanguardia e stanno per introdurre pure il permesso di soggiorni con dati biometrici. A parte il fatto che costa la bellezza € 230 i eventuali tosatori australiani dovrebbero recarsi nella capitale Canberra per farsi prendere le impronte digitali.

Tra poco voterà  pure se il suo passaporto sarà  biometrico o meno: In una democrazia vera uno dovrebbe anche avere la scelta, giusto. Il problema è che una volta prese le impronte e altro e salvati in una banca dati centrale questi fanno troppo gola alla polizia e servizi segreti e chi controlla veramente chi ci accede e perchà©?

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Butteranno la mignola?

Sembra proprio di no. Sono tre piante che non fioriscono qui sul podere quest’anno: i meli, le acacie e gli ulivi.

Nel ottavo anno di alternanza il contadino ancora non lo vuole capire, il fatto che coglierà  ulive un anno sì e un anno no come nel 2007 o comunque molto meno del solito. Succede sempre la prima settimana d’aprile, le piante sono belle, morbide con la frasca tutt’a posto e in pochi giorni diventano spelacchiati e brutti, le gemme femmine diventano maschi e quest’anno cascano pure le foglie appena lo tocchi.

Ancora non sa se è dappertutto la stessa musica (nel 2007 mancava l’80-90% dell’olio toscano) o se un fenomeno più locale.

L’ultima foto è la mignola come dovrebbe essere.

gemme a fogliagemme a fogliamignola

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Granturco amaro

Non viene dalla Turchia ma di sempre di lontano e serve per la polenta (in minima parte) e adesso (grazie alla scienza e la corsa alla produzione sempre più economica di carne e uova) insomma serve sempre di più per creare danni gravi. Per poter mangiare carne a poco prezzo.

Solo poche volte la politica fa il suo lavoro (difendere l’interesse di tutti).

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Domanda ammissibile ma non finanziabile

chioccia

Dunque, il blog ha detto che ha fame e vuole un post e il contadino obbedisce, anche se c’è poco da raccontare – sono sempre variazioni delle stesse cose che succedono in campagna tutti gli anni. La vigna è quasi legata grazie alla manodopera della wwoofer, gli orti coltrati e pure il campone in Val di tegoli per l’erba medica; le prime patate seminate, sono nati gli zucchini e i pomodori nel tunnel, potati i primi olivi, portato via la seconda massa di letame (quattro viaggi in vigna e il resto agli ulivi giovani) poi c’era la gallina a covare la sera sulle uova e l’ha messo a fare la chioccia. La stalla è piena di agnellini, spesso gemelli e una ha fatto pure tre e da ieri si fa un formaggio e la ricotta ogni giorno.

L’apicoltore ha riempito le sue due postazione con dei sciami sostituendo le arnie morte (7 su 37 in una, non male per come stanno andando le cose con le api) e sono pronte per andare nell’appennino. I peschi fioriscono, la prima grandinata ha picchiato sodo ma a due chilometro di distanza e fa piuttosto freddo ancora e lui pensa che l’annata promette bene perchà© ha piovuto tanto e il freddo ha fermato la natura, c’era un inverno vero.

E questo è l’ultimo anno di questa aziendina biologica certificata: Domanda ammissibile ma non finanziabile significa niente più contributi (ca € 1800/anno gli ultimi cinque anni) e quindi le spese di 340,00 per la certificazione sono diventati inutili (e chi compra l’olio qui si fida del contadino) – a parte il fatto che sembra proprio che per ogni agricoltore in campo ci sono tre burocrati a Bruxelles, due alla regione e tre nel organismo di controllo. La provincia ha spartiti i pochi soldi arrivatoli da Bruxelles tra i bieticoltori che devono smettono (chiuso il zuccherificio), la piantagione dai pioppeti e misure infrastrutturali e per il biologico è rimasto poco.

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Le leggende smantellate

Forse a qualcuno il nome di Percy Schmeiser dice qualcosa. Non era quel povero contadino che combatteva contro la Monsanto perchà© aveva la sua terra infestata da OGM?

La verità  è meno romantica:

“Mr. Schmeiser si è lamentato che le piante, originariamente, sono arrivate sul suo campo senza il suo intervento. Tuttavia egli non ha spiegato per nulla perchà© ha spruzzato il Roundup per isolare le piante Roundup Ready trovate sul suo campo, perchà© ha coltivato e raccolto le piante, salvato e isolato i semi, perchà© li ha piantati successivamente e come ha fatto a finire con 1030 acri di colza Roundup Ready, che gli sarebbero altrimenti costati $15000”

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Da bosco a campi a bosco a Roma

inizio

Dunque: settimana scorso il contadino e il wwoofer hanno tagliato il bosco. Ma mica un bosco ceduo qualsiasi, era la metà  di un bosco nuovo di zecca, con tutte piante mai tagliate nate sulla terra abbandonata anni sessanta.

pioppo con uva

Per chi ha l’occhio qui sopra si vede ancora il pioppo potato per fare da palo per le vite sul ciglione (qui il borniello – che sarebbe il frassino – lo chiamano pioppo mentre il pioppo lo chiamano albero, vai te a capire i contadini)

borniello o frassino potato

campo

E a pensare quanta fatica avranno messo centinai di anni fa per creare le terrazze e renderla arabile, togliendo le scerpe delle querce, lecci e carpini che adesso sono tornati vigorosi. Sotto un relitto agrario-archeologico: i resti di un sacco di concime, probabilmente (che i mezzadri non erano molto dietro a fare la raccolta differnziata: o buttare o bruciare):

balla di concime

Alla fine il bosco si presenta così, si toglie il disturbo e si ritorna tra altri venti-venticinque anni. Fatto anche quest’ultima (o prima) raccolta dell’anno. Poi c’era quel olivo semisecco che stava su un cuccuzzolo di tufo e non cresceva, non si potava mai e non si raccolse pure mai nulla, quindi il contadino lo sta trasformando in taglierini:

alla fine

Per concludere: visto che parte la primavera e che ci sarebbe da fare così tanto tipo legare la vigna, coltrare per l’erba medica, potare gli ulivi, fare l’orto e mille altre cose il contadino prende l’unica decisione possibile: andare via, andare magari a Roma là  ci dovrebbe essere qualcosa che chiamano traffico che si muove lungo le strade e le case avrebbero molti piani. Domani va a vedere.

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Le realtà  degli asini

musa martina franca

Masseria Russoli:
E’ circondata da un paesaggio segnato da caratteristici muretti a secco, mandorleti, trulli isolati e da una miriade di arbusti di corbezzolo, chiamati localmeti russoli, da cui prende il nome.
In questa bella costruzione rimaneggiata del Settecento, il corpo forestale dello stato gestisce l’oasi ecologica che la regione Puglia ha istituito per salvare dall’estinzione la singolare razza asinina pura di Martina Franca.
Questo allevamento, considerato il piu’ importante della Puglia, è costituito da circa un centinaio di capi. Si possono ammirare asini di taglia molto grande e dal mantello baio scurissimo, che si trovano esclusivamente qui e sono coinsiderati i migliori al mondo per la produzione di muli.

Bello, vero? Purtroppo sembra che le realtà  di questa impresa statale è ben diversa, tra incapacità  gestionali e le idee che il privato fa tutto meglio (specialmente se non si controlla):

“Se continua così gli asini muoiono tutti”. Questa preoccupata considerazione è di due lavoratori dell’azienda Russoli. L’hanno riportata al loro avvocato che a sua volta l’ha girata al cronista. I due lavoratori, marito e moglie, hanno portato in tribunale la Regione Puglia; il loro legale, il martinese Francesco Terruli, ha chiesto all’autorità  giudiziaria un provvedimento d’urgenza per questa vertenza di lavoro. Se ne discuterà  lunedì prossimo 23 febbraio. Non percepiscono lo stipendio, i due lavoratori, dal gennaio 2008. In totale, si va dunque oltre i 20 mila euro.

Il contadino ringrazia il lettore che l’ha segnalata la triste faccenda e riporta qui tre indirizzi email tra quelle segnalate, che forse l’uno o l’altro si sente di scrivere. Sulla foto Musa, anni cinque.

urp@politicheagricole.gov.it
quiregione@regione.puglia.it
email@nichivendola.it

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Avanti tutta il regionalismo

Luca Zaia è purtroppo un po’ troppo leghista:

Immaginate un’intervista al Ministro dell’Agricoltura giapponese in cui dichiari guerra ai locali etnici e affermi compiaciuto: “Mai mangiato la pizza. Preferisco un sushi di spigola che fanno così bene nella mia Osaka. A Natale mi sono rifiutato di mangiare una mela della Val di Non. Figuriamoci se mangio la pizza”. Cosa pensereste di lui? Che è un samurai rimbambito? Un analfabeta del gusto? Un kamikaze del buon senso? Bè, il nostro Ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, oggi ha risposto più o meno così a Fabio Poletti de ‘La Stampa’:
“Mai mangiato il kebab. Preferisco un panino con la soppressa che fanno così bene nel mio Veneto. A Natale mi sono rifiutato di mangiare l’ananas. figuriamoci se mangio il kebab.

Aggiornamento: Le cose peggiorano:

Ma in pratica a Lucca non si potranno aprire più ristoranti etnici, mentre gelati e panini si potranno continuare a vendere e a consumare in strada.
Il Ministro Zaia ha commentato:
“Il sindaco di Lucca è un mio allievo. La delibera che non ammette l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività  sia riconducibile ad etnie diverse, non scopre alcun filone. Benvengano queste prese di posizione che non sono contro qualcuno, ma a difesa di qualcun altro: i nostri imprenditori agricoli, i nostri cittadini, la storia e l’identità  produttiva dei territori che stiamo perdendo.”

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Grecia reloaded

Il focus delle notizie si è spostato, chi parla più della Grecia?

Santaruina

…giunti al punto in cui tonnellate di arance marciscono al suolo, poichà© la manodopera necessaria alla raccolta verrebbe a costare molto di più del guadagno che la vendita degli agrumi assicura al mercato, così come enormi distese di campi di granoturco si offrono spontaneamente quale banchetto per i corvi ed altri volatili […]

E se in un paese la cui più grande ricchezza sono i prodotti del suolo non è più conveniente coltivare la terra, diviene naturale nutrire una certa preoccupazione per i periodi che verranno.

Così, la popolazione greca è passata ad essere da povera ma autosufficiente a benestante ed indebitata.

E questo vi sarà  segno che la crisi è veramente finita: la terra è coltivato ovunque e nessun raccolto fatto marcire nel campo, disse il profeta.

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Ladri e destino

La cronologia degli eventi:

Nel bosco casca un gattice secco grosso e casca sul viottola delle pecore (ma questo non si sa)
La pastora lascia le pecore che tornano bene da sole con l’autopascolante

L’amico viene a trovarci alle 16:30

17:30, buio, le pecore non son tornate ancora, strano.

L’amico va via ma torna subito per raccontare che c’erano due arabi (secondo lui) tra la casa e la stalla i quali l’hanno intimato di avvicinarsi e dopo sono scappati verso il bosco

Nessuna pecora in arrivo e pioviscola ancora. La pastora va a cercarle e non le trova (passeranno la notte davanti la pianta cascata)

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Odiofreddi

Anche il contadino è abbastanza intolerante nei suoi confronti:

Infine, Piergiorgio Odifreddi, ti volevo ancora dire che tu, proprio tu, che ti spacci per logico, non sei logico, sei ideologico, perchà© sostenere che Dio non esiste, da un punto di vista logico, equivale all’affermazione contraria, perchà© entrambe le affermazioni sono indimostrabili.

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