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Categoria: agricoltura

Libeccio e Leccino


Oggi un libeccio inaspettato ha salvato la giornate del contadino e dei ospiti, in quanto si potevano cogliere le olive da mezzogiorno fino buio. Adesso ripiove, no: butta giù acqua. Sabato ha frante altre 8q e una frangitura di leccino puro per curiosità . Diconon che rendono meno, dicono che l’olio sia più grasso. Un motivo ci sarà  che gli uliveti vecchi di solito contano solo poche piante di Leccino (spesso a coppia qui) tra le Grossaie (Frantoio); sono piante molto alte e impressionanti e hanno sovravissuto la gelata del ’85. E come hanno la frasca dolce tra le mani. 210 kg da 6 alberi.

L’olio è diverso sì, ma la resa era identico: 13,1% (spesso la seconda resa è peggiora della prima, pace)

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La velocità  è tutto

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Oggitempo bisogna razionalizzare, mecchanizzare, ottimizzare per essere concorrenziali; i vicini colgano già  con gli abbachiatori (col fuoristrada in moto per tener in vita le batterie o con il ronzio del compressore) ma qui si batte ogni record: 50 secondi!

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Cercando riparo per l’inverno

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Piove piovette rovescia e così il contadino ha tempo libero per raccontare l’evento principale sabato al frantoio: Mai ha visto così tante coccinelle, migliaie, ma purtroppo non quelle nostrali, quelle asiatiche ovvero Harmonia axyridis (mica tanto armonia) o coccinelle arlecchino. Una conferma che in due anni hanno attraversato l’Appenino, sono segnalati già  da 2007 nella Bassa, in Germania e Belgio viene segnalato dal 2000 o 2002 secondo le fonti, in Svizzera e Francia dal 2004 (e danneggia con le sue secrezioni di difesa il vino delle uve tardive come Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon).

Con le prime brinate notturne si congregano in posti soleggiati, muri e altro per svernare, esattamente come ha visto sabato.

Quindi un altro di quelli mezzi disastri combinato dall’uomo che credeva di fare cosa ottima sostituire l’insetticida con la lotta biologica introducendo nel ambiente il primo insetto che li viene tra le mani. Come con gli alianti, le nutrie e il gambero rosso della Luisiana: non si può tornare indietro e bisogna regolare la convivenza futura nel ecosistema. Non è solo bene che le coccinelle eliminano gli afidi; in quanto essi nutrono le api (miele di melata), certe specie di formiche utili che puliscono i boschi e uccelli che si nutrono d’inverno delle larve degli afidi, e le formiche stesse sono cibo per molti uccellini. Se arriva un insetto sterminatore l’equilibrio naturale viene cambiato, ed è già  compromesso con le altre attività  (agricole) nostre.

Informazioni più complete qui.

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Primo giro

Finito il primo giro di raccolto-frangitura il contadino è subito ripartito, in un giorno in due s’è colto sei piante che hanno avute ogniuna una trentina di chili. La frangitura nel solito frantoio (“Cerchiamo di essere sulla cresta del’onda della tecnologia”) ha reso un bel 14.4% di olio: ottimo e inaspettato, visto le rese triste ( anche l’8%) che si sentono in giro. Troppo stanco per scrivere tante cose sui sistemi di raccolto e altro eccovi tre impressioni dal frantoio.

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Dentro fino il collo


C’è un ragazzo di ventidue anni in Svezia che interferiva con la programmazione della raccolta. Non ha preso le sue medicine e adesso è in ospedale col diabete grave. Vendeva macchine inesistenti su internet ma ora ha fatto pure il colpo grosso fregando centomila euro a una società .

Tutto questo la sua ragazza (quella sul olivo) l’ha saputo dal giornale svedese online (il contadino è sempre di più dell’opinione che per una vacanza vera bisogna rinunciare a ogni connessione). Quando esce dal ospedale tra sette giorni sarà  solo per entrare in carcere.

Logicamente la ragazza non ha pace e deve tornare in Svezia e ha battuto il record assoluto in brevità  di permanenza wwoof: 1 giorno. Da notare l’assenza di calzini con una tramontana che soffiava a cento l’ora. La ciliegina sulla torta della storia pesa: il suo fratello maggiore viva felicemente a Macao come giocatore di poker e ha fatto soldi a valangate.

Per tornare alle faccende normali: domani si va al frantoio con le prime 9 quintali. Le rese qui oscillano da 8% e 14%.

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L’ultimo raccolto

Sulla fotina il penultimo raccolto (forse il contadino dovrebbe limitarne un po’ la produzione, non più quattro buchi nel orto come quest’anno). Ha prestato questo carellino simpatico dal lattaio (il lattaio viene chiamato ancora lattaio perchà© la sua famiglia 50 anni fa teneva le mucche da latte e lui come ragazzino distribuiva il latte) perchà© il suo Ferrari è ancora malato e aspetta il trapianto di un pezzo di bronzo (€400 ca, fatto nuovo) per la scatola dello sterzo. Come ricambio del tamburo del freno ha trovato uno simile al ferraccio. Ma per finire il discorso: questo pomeriggio ha iniziato ufficialmente il raccolto delle olive, da ora in poi non penserà  ad altro finchà© è finita. Colte le prime 4 cassette, una media di 20 kg/pianta, il 28 o il 29 si andrà  a frangere, sotto vuoto come la’anno scorso.

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Il cibo distrutto

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Quasi la metà  del cibo prodotto la buttiamo, noi nella parte “sviluppato” del mondo – la maggior parte prima che arriva nei supermercati. Colori, sbagliati, misure sbagliate, piccoli difetti: il consumente è esigente e non lo vuole vedere, dicono (e tanti adesso l’hanno mai visto, i frutti non perfetti). Un film, un sito. Per sensibilizzarci sulla questione. I scaffali devono essere piene sempre, e non si vende tutto. Un terzo del cibo che finisce nelle discariche o che trasformiamo in metano basterebbe per vincere la fame nel mondo.

Solo i tedeschi buttano alimenti nel valore di 20 miliardi in un anno.

Non che dobbiamo arrivare ai negozi stile Unione sovietica ma una via di mezzo non guasterebbe. Non tutto sempre deve essere sempre disponibile, abituiamoci prima che dobbiamo impararlo con la forza.

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Il diritto la libertà  di drogarsi

Sarebbe ora che le società  riescono di avere una visione realistica delle droghe “leggere”. Probabilmente un quinto o quarto della popolazione in Europa fa o faceva uso regolare di cannabis, come lo fa anche con birra, vino e superalcolici. Dov’è il problema? Entrambe sono droghe, entrambe permettono al individuo di fare una vacanzina dalla realtà  che sembra essere un bisogno di molti. Naturalmente sarebbe meglio non avere bisogno di stupefacenti, ma la realtà  è diversa, per ora. I divieti fanno più danno che altro in quanto alimenta le mafie.

Intanto in California e altri tre stati americani votano.

Nota al margine: la marijuana che cresce sotto la luce elettrica andrebbe vietata davvero, che è solo un veleno.

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Bottiglie con pesce contro la mosca

Dopo una settimana ecco i risultati della prova di cattura di massa con bottiglie con pesce e/o ammoniaca: Si chiappano moltissime mosche mai viste e ognitanto ci va anche una (una) mosca dell’olivo. Quelli con la parte superiore rovesciata non funzionano, quelli con buco di lato solo se è grande.

L’infestazione sembra di andare avanti, ma lentamente. Si vedono larve e punture fresche, quindi la mosca c’è. Solo che non ci vanno in molti in queste trappole.

Giudizio netto: inefficaci.

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Convivere col lupo

Da un anno qui le pecore di notte son chiuse nella stalla, mentre per gli ultimi trent’anni erano sempre fuori di notte, d’estate. Effetto collaterale: più letame per gli ulivi.

Ma ci tocca di leggere cose così :

«Spariamo ai lupi». La proposta choc arriva da un assessore comunale della giunta di centrodestra di Roccalbegna, un comune delle Colline dell’Albegna ai confini del Monte Amiata

Perchà© choc? Che male c’è sparare a un lupo? Mentre amazziamo non so quanti migliai di maiali polli agnelli vitelli al giorno? Se sono troppi sono troppi.

«Il lupo è un protagonista essenziale dell’ecosistema e della biodiversità  – spiega Fabio Roggiolani, responsabile scientifico di Sel per la Toscana e già  presidente della Commissione agricoltura della Regione Toscana -. Per bloccare gli attacchi basta poco. Mi ricordo che in regione facemmo un provvedimento per dotare gli allevatori di impianti solari che di notte illuminavano le greggi. Se c’è luce i lupi non attaccano, ma nonostante questo gli allevatori si sono rifiutati di montare gli impianti. Uccidere questi animali sarebbe come tornare ai tempi più oscuri, quando proprio in Italia i lupi erano perseguitati e stavano per estinguersi».

Fa ridere anche i lupi. Proposta da tavolino di un politico che non conosce minimamente la realtà . Nei tempi illuminati di oggi compriamo gli agnelli in Nuova Zealandia e qui alleviamo i lupi.

Il cacciatore che partecipava alla vendemmia ne aveva viste tre, il giorno prima; secondo lui hanno fatto fuori tutti i cinghialotti e caprioli (e il contadino non li rimpiange di molto: sono arrivati pochi anni fa per far danno (poco) ai ulivi e alle vite) e quando andranno a caccia e si trovano davanti al lupi non ci penseranno mica due volte, diceva.

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