Premi "Invio" per passare al contenuto

Categoria: agricoltura

Finirà  una guerra?

Lo stupida “war on drugs” dichiarato dal governo americano subisce una crepe letale, con effetti prevedibili su Mafie e Narcos e sulle casse (sempre vuote) dello stato:

àˆ inevitabile che l’importazione di marijuana dal Messico si ridurrà  in maniera significativa e così gli Stati Uniti avranno un mercato illegale in meno. Questo cambiamento avrà  un effetto sui cartelli messicani, che perderanno tra il dieci e il trenta percento dei loro introiti.

Secondo una stima, il Colorado potrà  guadagnare 60 milioni di dollari in tasse.

Alcuni sognano magari di coltivare un mezz’ettaro e diventare ricchi, ma sarà  come con il tabacco:


In questo scenario non troppo fantascientifico, anche l’Europa sarà  costretta ad adeguarsi. Le multinazionali della marijuana

prenderanno il posto dei romantici coltivatori di piantine e, come i lobbisti di Big Tobacco, cercheranno di convincere i consumatori che gli effetti sulla salute sono insignificanti.

Per il resto quest’erba è così ridotto e diventata una droga pesante adesso, grazie a questa selezione dei sementi fatta in sopratutto in olanda.

Commenti chiusi

Sempre ‘sti killer ancora


Ancora una volta toni apocalittici: il batterio killer che sarebbe la causa del disseccamento dei olivi nel Salento. Il contadino non ha nozioni dirette, quindi rimanda al ottimo post del Pasto nudo che mette tanta carne sul fuoco; da leggere anche questo articolo qui:

Per Stefania Stamerra, titolare di un’azienda biologica a Parabita e membro del comitato «Terra e salute», «gli ulivi si stanno rigenerando», chiaro sintomo, per lei, di un allarme ingiustificato. «Il batterio – le fanno eco Altieri, Gioffredo e Tina Minerva, quest’ultima del comitato «Spazi popolari -, non è patogeno di per sà©, ma può diventarlo quando si distrugge la biodiversità  e si alterano i naturali equilibri». Gli ambientalisti descrivono poi, prospettando uno scenario terroristico, quello che potrebbe accadere su circa ottomila ettari di uliveti del Sud Salento.

«Si tratta dell’irresponsabile tentativo da parte di alcuni tecnici e politicanti -dicono -, di fare scattare, sulla base di norme europee interpretate in maniera oltranzista, una quarantena coercitiva iperspeculativa e applicata nella maniera più parossistica che si possa immaginare, storicamente mai vista per nessun’altra parassitosi o epidemia (vera o falsa che sia): eradicando ulivi con sintomi di disseccamento su alcuni rami, come ulivi perfettamente sani, ma nei quali dovesse vivere questo organismo microscopico, distruggendo con tonnellate di pesticidi e diserbanti nocivi flora e fauna, autoctona e domestica, su oltre 8000, 10.000 ettari di Salento, con l’uso anche di lancia fiamme per bruciare il muschio al suolo, e aerei per le irrorazioni degli agroveleni».

Un ottimo resoconto della faccenda veniva segnalato nei commenti tempo fa.Gli ingredienti della zuppa sono sempre quelli, come lo erano per il vaccino forzato contro la lingua blu o -esempio clamoroso – la pandemia inesistente della peste suina quando tutti gli Stati hanno comprato Tamiflu a gogò per poi buttarlo: la politica che si appoggia molto volentieri su risultati scientifici (frettolosi o anche non-scientifici), l’urgenza perchà© bisogna arginare il fenomeno, gli ecologisti/ambientalisti/naturalisti che spingono per aspettare. Purtroppo spesso solo dopo si sa chi aveva ragione.

Ma quando si legge batterio killer|calabrone killer|xyz killer diffidare, aspettare e approfondire è molto probabilmente la reazione giusta. I giornalisti farebbero bene a non abusare di questa parola. E a proposito di parole una caratteritisca dei nostri tempi è che abbiamo sempre la sigla pronta per dare un nome alle cose che non capiamo. In questo caso è CDRO (Complesso del disseccamento rapido dell’olivo), liberamente ispirata dalla CCD (colony collapse disorder) delle api.

Secondo l’agronomo salentino Cristian Casili gli alberi morti per via di questa patologia sono una percentuale davvero minima dei 9 milioni di ulivi presenti in Salento, meno dell’1%, e l’infezione è comunque a macchia di leopardo, con poche piante gravemente colpite frammiste a piante sane o debolmente affette. “Bisogna tener presente”, ricorda Casili, “che l’ulivo è una pianta molto resistente e con una grande capacità  di ripresa. Le piante colpite erano probabilmente indebolite da tecniche colturali errate o scarse, con potature estreme che favoriscono l’ingresso di patogeni e altri fattori antropici che avevano precedentemente colpito l’agroecosistema”.

3 commenti

Il pensiero umano a volte…

Campagna… non produce un granchà©, anzi.

Nel film (da vedere) “More than Honey” c’è una parte che mostra come nel sudo della Cina impollinano le mele a mano. Nessun ape in giro. Come causa viene dato il programma “Quattro flagelli” del ’58 (vedi manifesto accanto) – sterminando milioni di passeri (accusati di mangiare i raccolti) si sarebbero propagati locuste e altri insetti, che a loro volto vennero combattuti con insetticidi tosti. Fatto certo è che nel ’60 Mao se ne accorto del danno e i passeri furono sostituiti con le cimici.

Ma qualcosa non quadra nella storia, in primis che i passeri non sono insettivori. Ricercando in rete il contadino ha imparato che per ammazzarli tutta la popolazione fu mobilitata, ragazzi delle scuole, tutti quanti a sventolare e far chiasso con gong e pentole finchà© gli uccelli cascavano esausti dal cielo (un video qui).
Quindi lo sterminio non fu selettivo per nulla. Ma le api vengono dati per quasi estinti solo verso la fine degli anni ’80, sempre per un mix di varie ingredienti dell’agricoltura “moderna”.


Photo: Li junsheng /Imaginechina

1 commento

E come sempre si finisce con le mignole

Invecchiando il contadino ci tiene sempre di più alle tradizioni: preferisce che le cose cambiano poco e si susseguono sempre nello stesso ordine (brutta la vecchiaia) e la raccolta finiva come tutti gli anni – facendo il giro di tutti gli uliveti cogliendo le mignole sparsi ovunque. Loro non erano in calo come gli altri quest’anno, 4 quintali come sempre, alcune piante avevano pure due cassette (40kg); infatti si dice che “le mignole le fanno sempre” e questo è vero.

PTX_7772PTX_7705

PTX_7731PTX_7744

PTX_7748frantoio-balduccio2

frantoio-balduccio3frantoio-balduccio14

Ora arriva il tempo di libertà , di lavori a scelta. Il primo è di andare in vacanza verso nord.

1 commento

La “vespa killer che minaccia l’Italia” e altre storie orror

calabrone da vicino

Parlando dei calabroni (questo qui sopra è lo stesso del pomo nel post precedente, era cascato per terra dopo una notte di pioggia e il freddo di ieri ma era vivo ancora) veniva segnalato questo articolo urlato e il contadino s’è preso del tempo per informarsi meglio.

Danni non solo all’apicoltura, ma a tutto l’ecosistema, perchà© l’84 per cento delle specie di piante e il 76 per cento della produzione alimentare in Europa dipende dall’impollinazione delle api.

Questi percentuali sono molto dubbiosi: tutti i cereali, le patate, i pomodori, le noci e nocciole, le castagne, le olive e l’uva e altro ancora vengono impollinati dal vento. Non per togliere l’importanza immensa che hanno le api nel ecosistema ma non diffondiamo cifre da panico.

Attaccano a volo radente, come gli elicotteri in “Apocalipse Now”. Colpiscono le api sentinella di vedetta all’ingresso degli alveari.

Ah sì? Strano però. Infatti è vero niente: attaccano le api bottinatrici sul ritorno, cariche di nettare e lenti. La vespa velutina caccia non solo le api ma anche altro come i calabroni e può volare pure all’indietro; se caccia davanti un alveare non permette la presenza di un’altra in un area di 1m² circa, quindi non caccia in gruppo. In media su 21 visite/ora porterebbe via 6 api, circa 75 al giorno. Le api orientali si difendono tre volte meglio: vengono visitati meno e di conseguenza perderebbero con 7 visite/ora solo una decina al giorno. Volano al ritorno più in picchiata e le sentinelle riescono a irritare le vespe velutine con riflessi delle loro ali. Un arnia di api mellifere contiene nel periodo di raccolto anche 50mila api.

Il favo lo costruiscono preferibilmente in cima negli alberi, lungo 60cm e si dice che può contenere anche alcune migliaie mentre il calabrone nostrale arriva solo a pochi centinai di esemplari.

Del resto, quando attaccano a stormi radenti, c’è poco da fare: le api si trasformano in facili vittime. Tanto più che gli attacchi continuano per giorni e che questa specie di vespa è aggressiva, subdola e astuta. Così alle nostre api da miele non resta che un’arma: il veleno. Può accadere che qualche arnia sacrifichi le sentinelle, per permettere a un’ape assaltatrice di colpire il killer con il pungiglione e ucciderlo.

Secondo gli scienziati, però, l’unica difesa efficace è la stessa usata contro i calabroni europei: formare un palla di api che inglobi le velutine, per poterle uccidere una alla volta.

Lasciamo stare la bella invenzione delle “api assaltatrici” (le api sanno che inutile cercare di pungere i calabroni) e come abbiamo visto già  la vespa vellutina non attacca in gruppi. Questo invece è il comportamento tipico del calabrone gigante asiatico (Vespa mandarinia)
: una avanguardia di loro cerca un arnia, la marca con un feromone che attira le altre e in gruppo sterminano o indeboliscono un alveare intero, per poter impadronirsi della covata. Sembra che certi giornalisti confondono le due specie. Sempre le ape asiatiche (apis cerana) hanno un metodo molto interessante per proteggersi: quando notano la presenza di un avanguardia cercano di inglobarla in una “palla di calore” creata da una cinquantina di api che vibrando portano la temperatura interna a 45°C, mortale per il calabrone gigante, mentre loro reggono fino 50°C per un breve periodo.

Heat ball di api orientali per cuocere il calabrone gigante
Heat ball di api orientali per cuocere il calabrone gigante

Su youtube un filmato di National Geographic che mostra la stessa cosa:

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Nel corso delle sue ricerche il contadino ha trovato pure una cosa interessante: viene riportato che a Cipro le api mellifere (le nostrale) si difendono dagli attacchi della vespa orientalis (vivendo in zone calde supporta bene il calore e non potrebbe funzionare la “palla di calore”) soffocandola (“palla di asfissia“), tenendo fermo l’abdome che loro devono muovere per respirare.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

L’intelligenza della natura non finisce mai a stupirci davvero.

3 commenti

Ancora olive ancora

leccineolivoolivo

Ieri la seconda frangitura di 9 quintali, un filino meno di resa (11,9%), ma sembra che il contadino detiene ancora il record nel frantoino. S’è visto vento ma tanto, ma olive sono cascate poche, un buon segno davvero in quest’annata di mosca. Si vede anche pioggia, questo significa domenica, in quanto qui si va a diritto fino l’ultimo olivo (previsto per giovedì prossimo).

A parte le rese bassissime (come si vede sotto nelle statistiche del contadino c’è una tendenza verso lo zero, manca ancora il dato di quest’anno…) va detto che è anche un annata di leccino (quelle nere)

resa-olio-medie: sane, grosse e tante.

3 commenti

Olio annata 2013

olivetoolive
olive-tripidiolive1frantoio

Poche olive ma buone (sopratutto colpa dei tripidi, prima foto con la mano: era rimasto una media di mezzo chilo neanche a pianta dove hanno colpito) – il trattamento combinato rame+spintoy fly ha salvato il raccolto, non cascano e di bacate ce ne sono poche, neanche il vento di domenica gli ha buttato in terra. I primi 100 litri stanno per arrivare a casa, resa 12% (il record del frantoio fino adesso). Prossima frangitura tra una settimana.

8 commenti

Scoiattolo grigio o scoiattolo rosso?

scoiattolo5
(Scoiattolo nelle alpi svizzere)

Ieri il contadino si è imbattuto nella storia del progetto LIFE+ -un nome da newspeek proprio in quanto si tratta di provare lo sterminio dello scoiattolo grigio prima che invade il resto dell’Europa e succede questo qui ovunque:
scoiattolo-grigio-rosso

Deliberazione della Giunta Regionale 24 settembre 2012, n. 51-4630
L. 157/92 art. 19 comma 2. Attivita’ di controllo delle popolazioni di scoiattoli grigi (Sciurus
carolinensis) presenti sul territorio regionale nell’ambito del progetto LIFE+ “Eradications
and control of grey squirrel: actions for preservation of biodiversity in forest ecosystems –
EC-SQUARE”.

Il contadino in questi casi è per intervenire, cercando almeno di circoscrivere l’habitat attuale di quelli grigi: gli esseri viventi del continente America sono troppo forti.
Voi cosa ne pensate?

10 commenti

Moriremo tutti annegati

meteo

Aggiornamento: allora da stamattina fino mezzogiorno sono cascati 60mm, quanto basta per la prima piena e qualche frana. sono casini per battere i girasoli e il granturco: non si entra nei campi per un bel po’.

piena-ottobre2013-2piena-ottobre2013-1

piena3

6 commenti

L’anno della cavolaia

cavolaia1cavolaia
cavolaia

Il contadino ha passato delle ore a schiacciare le sue uova sui cavoli: una cosa mai vista quest’anno, tutti giorni depositava per settimane e ancora adesso ogni 4-5 giorni vale la pena ripassargli. Ma in compenso ha potuto vedere quanto sono belle le uova da vicino (niente foto dei bruchi che sono bruttini pelosi e puzzano di cavolo):

uova cavolaiauova cavolaia

2 commenti

Senza parole…

ferrari rovesciato
… ma con il battito di cuore a mille. Se uno va in posti dove non deve andare con sopra una cisterna di acqua deve avere un angelo custode bravo che gli manda i riflessi pronti per saltare quando è ora di saltare.

Adesso è in strada nuovamente , ma s’è troncato un pezzo della scatola di sterzo, saldabile.

16 commenti

Pure qui si usano dei cookie... Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi