A volte il contadino è in perfetta sintonia con la natura e il tempo, tipo ieri che ha deciso di pressare il fieno di sera nonostante il fatto che di sera viene peggio l’erba medica, ma le previsioni e anche il cielo promettevano acqua di notte. Pressato, caricato un viaggio a man forte dal genero (il contadino è ancora buono poco per fare sforzi), coperte le restanti presse sul campo bastava arrivare a casa ed ecco che arriva la pioggerella promessa, annaffiava per bene l’orto e il mondo, in netto contrasto con questa cosa violente che veniva settimana fa.
4 commentiCategoria: agricoltura
L’acqua che non è venuto per due mesi l’ha buttato giù tutta insieme ieri notte, condita con grandine, fulmini a volontà e al gusto di tromba d’aria. 70mm in poco più di ora, alberi in terra strade rovinate con Cipressi secolari sradicati.
L’uva sembra persa per un terzo, con il tempo si vedrà meglio. Seguiranno foto, dopo il food porn è tempo per per un po’ di calamità porn…
Uva, lato A e lato B. Queste erano di stamattina, ora Lato A è tutto marrone.
Il primo filare non ha retto l’impatto.
Il Fontanelli, 85 anni, era venuto per sentire se il contadino voleva i mazzi (“bardotti”) di fieno legati a mano del secondo taglio del suo campetto dietro paese.
Ieri andò a caricarli.
“Vorrei invecchiare come te, come hai fatto?”
“Non bisogna aver paura del male! Io ho tre vasi del cuore tappati, se sento i cardiologi dovrei vivere sotto una campana di vetro ma eccomi qua…”
e indica suo orto grande con pollaio e alberi da frutto. Dopo il discorso toccava altri punti (“non c’è miseria ancora, altrimenti tutti a fare la file per il fieno”) ai ricordi (“scassai i campi 1m x 1.2m per 650 lire il giorno, poi mi sembrava di guadagnare poco e sono passato al metro, 50 lire a metro e arrivavo a mille lire il giorno: 12 metri la mattina e 8 di sera, a quei tempi non c’erano gli escavatori”) e al fatto che oggi solo rumeni, bulgari e albanesi insomma gente cresciuti poveri riescono ancora a lavorare in questo modo.
3 commentiErano annunciato 3 giorni con più di 100mm di pioggia, sarebbe stato un bel sollievo per le api, i pascoli, gli orti, gli animali. Invece no, fino adesso a fatica ne sono cascati solo 4mm, la terra sotto il fico è secca ancora.
2 commentiCi sono le olive, hanno allegato più che bene e c’è pure tant’uva. Il problema invece è il contadino che ancora scansa ogni fatica che gli costerebbe del fiato. Si è fatto già una cultura su tutti i broncodilatatori e corticosteroidi che al pronto soccorso gli erano stati offerti e consigliati. Solo che non curano – aiutano sì a respirare ma non ha mica l’intenzione di prenderli per sempre. Oggi ha iniziato una cura datoli dal suo medico “alternativo” o come si vuol chiamare. Poi sta cercando un luogo per curarsi, staccarsi dal podere che è tutto lavoro da fare, un luogo in montagna o al mare combinato con magari Feldenkrais o qualcos’altro di sensato perchà© deve cambiare davvero molto nel modo di porsi (controllo, dominanza), di parlare e respirare e anche con il lavoro (non era mica una buona idea massacrarsi per qualche centinaio di presse di fieno e per finire la potatura degli ulivi) se vuole passare qualche altro annetto in questo mondo materiale in modo piacevole.
Quindi se qualcuno ha delle idee, conosco dei luoghi son ben accetti.
Con un semplice esercizio Feldenkrais ha messo sotto scacco suo sciatico, qualche mese fa e anche lì pensava già che deve tenersi questi dolori a vita.
A già , non piove bene da mesi e sono seccati le patate nel orto pure, ma non p che lo turba di molto nella sua lentezza meditativa di adesso.
1 commentoLa corsa dei lavori primaverili ha un punto di arrivo (prima tappa) cruciale: il primo taglio del fieno sotto il tetto e la potatura degli ulivi ultimata e questo punto è stato raggiunto oggi (vabbeh tralasciano i 30 ulivi del apicoltore ancora da fare ma proprio per questo esiste il domani). Non ha voglia di piovere e neanche la guazza c’è per bene – per il fieno meglio di così non esiste proprio, l’anno scorso nessuno faceva un primo taglio buono. La pressa antica ha fatto il suo dovere ma il contadino poteva cambiare anche prima che scoppiasse la ruota mencia (non aveva capito che i dadi erano sinistre – ecco perchà© non si svitavano) e farsi anche un pezzo di riserva della sicurezza (che scatta se trova troppa erba) e spesso quel pezzo di ferro non si trova subito in terra dov’è deve essere cascato per forza) ma alle fine tutto bene: 250 presse belle e perfette sono sotto il tetto adesso.
C’è qualcosa di molto antico, primordiale quasi, una specie di culto, nel fare il fieno per gli animali. Verrà l’inverno, avranno fame da millenni.
Gli ulivi partono con la fioritura insieme alla vigna, promettono anche bene. Ora il contadino si sente un signore, c’è tregua e si può riposare, gli toccava di lavorare due settimane con la bronchite invece si curarsela, stando a riposo.
Altra cosa strana quest’anno è il cuculo qui: nulla quasi, oggi uno c’era e insisteva, ma rispetto agli altri anni non c’è, punto. Gli usignoli invece al contrario.
5 commentiL’acqua veniva tutto di gennaio e febbraio, di aprile quasi nulla. Almeno adesso si trova il tempo per accomodare la falciatrice e fare un po’ di ordine nella loggia.
C’è niente di più bello che la pioggia primaverile, è tutto una promessa che tutto andrà bene.
2 commenti
Qui hanno tagliato i boschi intorno al contadino. Non è più come una volta e non è più neanche come vent’anni fa con i vecchi contadini, le cataste in bosco, la frasca bruciata. E’ un strappare il strappabile, veloce deve essere e costare poco. Nessun italiano taglia la legna e smacchia con il trattore (portando via 30 quintali alla volta). Dopo sembra che è passato una guerra.
Ma si strappa non solo legna, strappiamo il cibo dai campi e la carne e il latte dagli animali, si strappa il gasolio, le terre rare, il gas con il fracking e a uno viene pure in mente di strappare il gas dallo stomaco delle muccche.
Non c’è da meravigliarsi che la natura non ha più tanta voglia di donarci alcunchà©.
C’è modo e modo di prendere: il gesto delle nostre azioni conta molto.
Buona Pasqua!
5 commentiIl contadino usa lo spinosad contro la mosca degli ulivi. Sembra diventare di moda.
Commenti chiusiIl Ministero della Salute, con decreto del 25 marzo 2014 e il parere positivo della Commissione consultiva sui prodotti fitosanitari, ha accolto le richieste di Coldiretti per l’uso d’emergenza dello spinetoram, la sostanza attiva prodotta dalla Dow AgroSciences che potrà essere utilizzata per 120 giorni sul ciliegio a partire dal 1° maggio 2014 e sulla fragola dal 15 luglio 2014.
Si attendono ora le estensioni d’impiego di due sostanza attive, il fosmet e la deltametrina, per combattere la presenza della Drosophila suzukii sui piccoli frutti quali mirtilli, lampone, ribes, uva spina, fragole di bosco. Il decreto dovrebbe essere adottato nei prossimi giorni. Non è ancora chiaro se adeguati mezzi di difesa saranno previsti anche per la vite e il pesco, colture anch’esse ad altissimo rischio per quanto riguarda la diffusione dell’insetto. La Drosophila Suzukii è molto polifaga ed è stata riscontrata su tutti i fruttiferi.
Qualcuno magari conosce la storiella dell’asino che crepava di fame perchà© si trovò nel esatto mezzo tra due mucchi di fieno e non si poteva decidere (veramente nessun asino è così scemo ma rende il concetto bene) Il contadino dio primavera si trova sempre in una situazione analoga, solo che i mucchi non sono di fieno ma di lavori da finire o da cominciare e non sono due ma un numero infinito. L’effetto è che crepa non crepa ma a volte rimane paralizzato finchà© non si indirizza a caso verso uno dei mucchi e lo finisce (se va bene). Così l’orto grande è coltrato e le patate seminate, il coltro è rotto, gli innesti delle viti e dei peschi son fatti, mancano due file di trebbiano da legare e qualche palo da mettere nella vigna; i rovi nei pascoli sono tagliati in gran parte, il panello solare che era schiantato con il gelo è finalmente saldato (visto che da ora in poi all’acqua calda ci pensa il sole) solo di ulivi sono potati poche ma adesso ci si dedicherà davvero; la legna del bosco è in gran parte su catasta (ormai sono anni che il contadino non riesce più fare una catasta di legna normale) e manca solo da spaccare quello grosso. Già , c’è anche da ricavare la stalla.
E quasi tutta la terra è lavorato in profondità , l’anno scorso pioveva fino aprile e non si poteva fare.
6 commentiLe solite scene nell’agricoltura museale del contadino: le fascine dei salci, per legare la vigna e le fascine per il forno del pane. Finalmente i suoi alberi sono grandicelli e producono in abbondanza, quindi il passo naturale è quello verso l’indipendenza dei cesti cinesi (in attesa della misura 11.3 dello Sviluppo Rurale 2014-2020 che finanzia la tutela e rivalutazione del salice rosso toscano DOP.
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